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Pasquale Rotondi: un eroe al servizio della cultura

1° settembre 1939: la Germania di Hitler ha invaso la Polonia. Lo spettro della guerra mondiale striscia lentamente in tutta Europa e, di certo, non tarderà ad arrivare in Italia

di Cristina Cumbo

Il Ministro dell’Educazione Nazionale, Giuseppe Bottai, è preoccupato per le opere d’arte. Devono essere assolutamente messe al sicuro.

È il 5 giugno del 1940 quando inizia l’avventura di Pasquale Rotondi, giovane professore di storia dell’arte e Sovrintendente alle Belle Arti per le Marche, di soli 31 anni, uomo schivo e riservato, dotato di un gran coraggio e di un profondo amore per la cultura.

Il Ministro gli diede ordine «di porre in atto il programma di salvaguardia delle opere d’arte mobili appartenenti al territorio giurisdizionale della mia Sovrintendenza […] Tale programma prevedeva il trasporto delle opere nella rocca di Sassocorvaro come sicuro rifugio». Era appena nata l’Operazione Salvataggio che prevedeva la custodia dei più grandi beni storico artistici della nazione nella Rocca di Sassocorvaro, il luogo sicuro prescelto dopo numerosi sopralluoghi.

L’esodo delle opere d’arte ha perciò inizio. Giungono da Roma, Venezia, Milano e sono nascoste nella Rocca, rafforzata con opportune murature. I nazisti non devono sospettare nulla. Le prime ad essere imballate e “ricoverate” sono le fragili ceramiche del Museo di Pesaro e di Fano; seguiranno a ruota tutti gli altri manufatti da Ancona, Macerata, Osimo e, progressivamente, dalle altre città italiane.

 

Sassocorvaro

Le casse contenenti opere d’arte di inestimabile valore giungono a Sassocorvaro (Credits: Istituto Luce)

 

Ben presto, però, ci si rese conto che Sassocorvaro non avrebbe potuto contenere un numero illimitato di opere. La scelta ricadde sul Palazzo dei Principi Carpegna di Montefeltro, a circa 20 km di distanza da Sassocorvaro e 40 km da Urbino dove le prime opere giunsero il 21 aprile 1943: si trattava del meraviglioso Tesoro di San Marco di Venezia, insieme alla famosa Pala d’Oro e ad altri capolavori, oltre a 4000 esemplari di materiale bibliografico e archivistico.

Pasquale Rotondi non si ferma un attimo: si reca dal Palazzo di Carpegna a Sassocorvaro per controllare le condizioni di conservazione delle opere e per scongiurare i furti.

Trascorrono anni di timore. Gli Alleati avanzano e, dopo l’armistizio, l’Italia è nemica del Reich. La situazione si ribalta, l’asse Roma-Berlino si spezza e i pericoli aumentano. Mentre i bombardamenti distruggono i monumenti – nel luglio del 1943 fu sventrata la basilica di S. Lorenzo f.l.m. con il Campo Verano a Roma, mentre nel 1944 si ricorda la distruzione del monastero di Montecassino – il patrimonio culturale trema. Intanto Pasquale Rotondi aveva avuto l’idea di staccare le etichette indicanti il contenuto delle casse.

Il Palazzo Carpegna non sembrava più così sicuro dalle incursioni naziste. Hitler, inoltre, aveva già cominciato a depredare tutta Europa: desiderava per sé i beni migliori per costituire un enorme museo in Austria. Le opere d’arte contemporanea non erano ritenute degne ed erano perciò state scartate, spesso date alle fiamme. Ma tutto il resto, dai capolavori di Leonardo a quelli di altri geni del Rinascimento e non solo, furono vittime della razzia nazista.

Gli uomini di Hitler, infatti, non si fecero attendere: il 19 ottobre 1943 alle 22.30 giunsero le SS a Palazzo Carpegna. Oltrepassando la sorveglianza e allontanando i Carabinieri portati via su automezzi, fecero irruzione nelle stanze in cui erano custoditi i tesori e controllarono le casse per assicurarsi che non ci fossero armi. Caso volle che furono aperte quelle con i preziosi manoscritti di Gioacchino Rossini, considerati “vecchie carte di musica”. Le SS non proseguirono fortunatamente oltre perché la cassa accanto conteneva il Tesoro di S. Marco. Tranquilli del fatto che non ci fosse nulla di importante da portare via, i nazisti si installarono al Palazzo.

Prima che fosse troppo tardi e che le SS giungessero anche a Sassocorvaro, era necessario trasferire le opere più pregevoli dalla Rocca fino a Urbino senza dare nell’occhio, operazione ben difficoltosa considerando una piccola macchina a noleggio – una balilla – a disposizione e una modesta scorta mensile di carburante.

Le sole opere che si riuscì a prelevare furono la Flagellazione di Cristo e la Madonna di Senigallia di Piero della Francesca, la predella della Profanazione dell’Ostia di Paolo Uccello, il San Giorgio di Andrea Mantegna, e altri beni di modeste dimensioni compatibili con l’auto. Una volta giunti a destinazione, Urbino accoglieva alcune truppe delle SS in cerca di armi e munizioni.

Pasquale Rotondi fu costretto a ripiegare alla villa Tortorina, nascondendoli nella sua camera da letto, facendo la guardia insieme alla moglie. Tra le opere vi era la Tempesta di Giorgione, avvolta nelle coperte.

 

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Giorgione, “La tempesta”. L’opera è conservata oggi presso le Gallerie dell’Accademia a Venezia

 

 

Solo pochi giorni dopo, quando le SS si allontanarono, le opere ripresero il viaggio verso Palazzo Ducale, dove furono chiuse nei sotterranei.

Si susseguirono momenti di terrore, agendo sulla linea del rischio. Rotondi tornò quindi dalle SS a Carpegna per richiedere le casse, ma i nazisti necessitavano di ordini dal comando che, sorprendentemente, concedette il trasferimento delle sole opere di proprietà del Vaticano. Aver staccato le etichette, però, fece giocare Pasquale Rotondi in vantaggio: il contenuto, non specificato, lo rendeva libero di portar via quanto ritenuto necessario, avvalendosi anche di un autocarro, viaggiando verso i sotterranei della Cattedrale e del Palazzo Ducale di Urbino.

Sennonché dal Vaticano giunse disponibilità di ricovero per le opere d’arte. L’idea di richiedere aiuto per nascondere le opere d’arte italiane nello Stato Pontificio era balenata nella mente di alcuni funzionari del Ministero dell’Educazione Nazionale: Marino Lazzari, Giulio Carlo Argan, Guglielmo De Angelis D’Ossat, Emilio Lavagnino, Pietro Romanelli, Michele De Tommaso, Alberto Nicoletti. Il 20 dicembre, quindi, arrivarono da Roma l’ispettore centrale del Ministero, Emilio Lavagnino, gli autotreni con scorta armata e un ufficiale tedesco – per garantire in caso di controlli militare – al fine di prelevare una prima parte dei beni e trasportarli nella S. Sede; il secondo, invece, completò le operazioni il 16 gennaio 1944.

Intanto alla Rocca erano rimaste quelle opere minori, che non era stato possibile trasferire, mentre ne giungevano altre da Pesaro, dove le incursioni aeree si erano fatte più intense. Il Museo Archeologico di Ancona, infatti, era stato vittima dei bombardamenti Anglo-Americani. Per scongiurare ogni pericolo, mentre i combattimenti si avvicinavano, le opere furono concentrate in soli due ambienti al pianterreno protetti dalle mura anticrollo.

Solo il 9 settembre 1944 gli Alleati giunsero a Urbino, liberando anche Sassocorvaro, dove le opere furono trovate in perfetto stato di conservazione. Prima di ricondurre i tesori italiani ai luoghi di provenienza, fu necessario ancora molto tempo perché ponti e mura erano stati distrutti dalle esplosioni e i campi erano colmi di mine.

Il 14 settembre 1945 Pasquale Rotondi terminava la rimozione delle opere da Sassocorvaro, riconsegnando i locali della rocca al comune.

 

Pasquale Rotondi

Pasquale Rotondi in un’intervista televisiva

 

 

«È stata una cerimonia un po’ triste. D’altronde, quando una grande storia d’amore finisce, non può essere diversamente» scriveva Rotondi nel suo diario.

Al termine della guerra, egli tornò alle sue attività ricoprendo tra il 1949 e il 1961 la carica di Soprintendente di Genova e quella di docente di storia dell’arte presso l’Università, giungendo poi a dirigere l’Istituto Centrale del Restauro e occupandosi nuovamente di una grossa emergenza, quella dell’alluvione di Firenze del 1966.

Nel 1974 fu nominato consulente per il restauro della Cappella Sistina. Proprio uscendo da Città del Vaticano, nel 1991, morì investito da una motocicletta.

La storia di Pasquale Rotondi è rimasta nascosta per tanti anni, finché nel 1984 il sindaco di Sassocorvaro, Oriano Giacomi, decise di renderla nota. Rotondi, denominato lo Schindler delle opere d’arte, era un uomo modesto, d’altri tempi, fuori dalla luce dei riflettori nonostante l’immenso lavoro che riuscì a compiere. E la vicenda di quello stesso professore di storia dell’arte che, a rischio della propria vita difese la cultura Italiana, deve invitarci a riflettere, soprattutto quando lasciamo che i nostri siti archeologici siano vittima dell’incuria, che i nostri professionisti dei beni culturali fatichino a trovare lavoro, che azioni vandaliche si concentrino sulle opere d’arte e, infine, quando i fondi per la ricerca culturale non si trovano mai. L’arte, la bellezza, la storia sono tre colonne portanti dell’Italia. Lo sapevamo in tempo di guerra, quando l’identità nazionale e culturale era minacciata, e ancor prima… adesso, invece, in molti lo hanno dimenticato.

Pasquale Rotondi, i Monuments Men europei e, per tornare ai giorni nostri, Khaled Al-Asaad morto per Palmira, hanno provato a insegnarci qualcosa. Onorare la cultura significa anche rispettare la memoria di persone che per essa hanno sacrificato tutto, tramandando qualcosa di prezioso che abbiamo l’importante compito di preservare dalla furia del tempo e, soprattutto, dell’uomo.

 

 

 

Per approfondire

Pasquale Rotondi, Memoria. La Rocca di Sassocorvaro, rifugio di opere d’arte, in Roma cinquant’anni dopo, a cura dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Sassocorvaro, Banca popolare Pesarese e Ravennate, Roma 1991, pp. 5-55.

Da “La storia siamo noi”, Docufilm “La lista di Pasquale Rotondi“.