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I predoni di Hitler e l’estinzione della memoria ebraica in Italia

30 settembre 1943. Due militari nazisti salirono le scale della Sinagoga di Roma e si presentarono negli uffici dell’edificio di Lungotevere Cenci. Non si trattava di semplici militari in attività di posizionamento e controllo, ma di due ufficiali dell’ERR (Einsatzstab Reichsleiter Rosenberg), il braccio esecutivo dell’Amt Rosenberg, ovvero l’unità operativa specializzata nel saccheggio di oggetti di valore culturale nei paesi occupati dai nazisti

di Ennio Matano

 

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6 luglio 1945 – Il Cappellano militare Samuel Blinder nei sotterranei dell’ERR a Francoforte esamina una delle centinaia di “Saphor Torahs”, tra i libri saccheggiati dai nazisti nei paesi europei occupati (Foto: “National Archives” degli Stati Uniti d’America, Archives.gov, Id. RG 111-SC-209154)

 

Era il primo atto di un piano abilmente predisposto: nei piani superiori della Sinagoga erano custodite due raccolte di testi ebraici, la raccolta della Biblioteca della Comunità Israelitica di Roma e quella della Biblioteca del Collegio Rabbinico Italiano, trasferita da Firenze a Roma. Si trattava di due collezioni rare e pregiate.

Dopo pochi giorni, l’11 ottobre, i due ufficiali nazisti Johannes Pohl e Hans Grunewald fecero ritorno negli uffici della biblioteca. Con l’apparente normalità dietro la quale la follia talvolta si maschera, uno dei due ufficiali attraversò le stanze e si diresse verso il telefono, afferrò la cornetta e selezionò un numero: 67-575. Dall’altra parte del filo rispose l’addetto di una ditta di trasporti romana, la Otto e Rosoni, con sede a piazza di Spagna. L’ufficiale tedesco pacatamente domandò la disponibilità di due vagoni da trasporto su rotaia e un servizio di facchinaggio per la spedizione di libri. Concordati i termini del servizio, l’uomo che prima della guerra era stato uomo di Chiesa, riagganciò la cornetta e si avvicinò alla signora Rosina Sorani, l’impiegata della Comunità presente, e la minacciò. Da quel momento la vita della donna era incatenata a quella biblioteca. Tutti i libri erano requisiti e se fossero scomparsi lei avrebbe pagato con la vita.

Lo smembramento della preziosa raccolta avvenne in tre giorni: 14 ottobre, 22 e 23 dicembre 1943. Sui vagoni posizionati davanti alla sinagoga, giunti sui binari della linea tramviaria che la costeggia, i facchini della Otto e Rosoni lentamente e inesorabilmente caricarono in tutto circa 25.000 volumi. Tra questi vi erano i 7.000 volumi della Biblioteca della Comunità: opere uniche scomparvero dagli scaffali della Sinagoga di Roma facendo perdere per sempre ogni traccia. Svanirono alcuni trattati cinquecenteschi stampati da Bomberg, Bragadin e Giustiniani, nonché testi seicenteschi e settecenteschi provenienti anche dalle comunità di Venezia e di Livorno. Fortunosamente sfuggirono alla razzia nazista 25 volumi rari che erano conservati in una cassaforte che non venne ritrovata, tra testi superstiti anche un’opera del 1392 proveniente dalla Comunità iberica.

Il libri che lasciarono Roma con molta probabilità giunsero a Francoforte, dove forse avrebbero dovuto alimentare il lavoro dell’Institut zur Erforschung der Judenfrage (Istituto per lo studio della questione ebraica). L’intuizione investigativa diffusasi già nel primo dopoguerra trovò confermata in un documento conservato presso il Bundesarchiv di Berlino, nel quale si dà notizia che l’ultimo carico di libri della Sinagoga di Roma era partito il 23 dicembre 1943 con destinazione Francoforte. Tale informazione può essere considerata affidabile poiché desunta da un “Rapporto mensile alla sede centrale” delle operazioni dell’ERR in Italia a firma di Hans Maier, il capo delle attività italiane.

Sulla sorte della biblioteca perduta tutte le ipotesi restano ancora valide, a partire da una distruzione per incendio (durante i bombardamenti di Francoforte il 70% degli edifici fu distrutto) alla pista dei Paesi dell’ex Unione sovietica dove i libri potrebbero essere stati trasportati dai soldati russi come bottino di guerra.
Non si può escludere nemmeno una pista transatlantica: nel dopoguerra il governo militare americano fu insediato proprio a Francoforte. Che dalle maceria tedesche quale prezioso testo sia volato verso gli Stati Uniti? L’ipotesi non è così peregrina come potrebbe apparire in un primo momento, occorre tenere conto di alcuni volumi segnalati proprio in America che potrebbero provenire dalla biblioteca italiana scomparsa. Il filo della speranza potrebbe collegare Roma, New York e Cincinnati.

Tra il 2002 e il 2009 una Commissione Speciale del Governo italiano ha operato allo scopo di recuperare questo importante patrimonio librario, ma a dispetto della meticolosa indagine svolta i risultati ottenuti sono stati limitati. Resta però la raccomandazione al proseguimento delle indagini e delle ricerche, proposito che si è consegnato ai Carabinieri del Nucleo per la tutela del patrimonio artistico attraverso la formalizzazione di una denuncia, affinché non si smetta d’indagare su questo esecrabile crimine di guerra.

Quanto al movente che ha determinato il saccheggio del sapere della cultura ebraica italiana, potrebbe essere stato anche esso determinato dall’ideologia nazista, ovvero i volumi avrebbero dovuto alimentare il progetto dell’Esposizione della “civiltà scomparsa”, quella ebraica, destinata dai tedeschi all’annientamento totale. Una follia chiamata Shoah.

 

Approfondimenti:

Museo Ebraico di Roma
Largo Stefano Gaj Taché
http://www.museoebraico.roma.it