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Abdel Kader Haidara e i manoscritti di Timbuctù

Nel romanzo “La biblioteca segreta di Timbuctù”, lo scrittore Joshua Hammer entra nel vivo della guerra che dal 2011 sconvolse il Mali occidentale, soffermandosi sulla figura di Abdel Kader Haidara. Il bibliotecario, con risolutezza e coraggio, sottrasse alla furia iconoclasta dei jihadisti ben 350.000 manoscritti

di Fabiana Di Fzio

 

Copertina di: La biblioteca segreta di Timbuctù

La copertina del libro

Nel 2011 Timbuctù divenne il teatro della violenta battaglia che vide impegnate le forze militari del governo contro i terroristi islamici. La città rappresentava – e rappresenta tutt’ora – un fiorente centro culturale. Ciò è ulteriormente avvalorato dalla decisione Unesco che ne include i tesori nella lista del patrimonio mondiale.

Il bibliotecario fu da subito consapevole del rischio a cui sia lo stato di guerra sia l’ideologia jihadista esponevano i manoscritti conservati nelle quarantacinque biblioteche della città. Le 377 mila opere erano, infatti, vivaci testimonianze di un Islam orientato al dialogo e in armonia con le altre culture.

Abdel

Abdel Kader Haidara
tra i manoscritti salvati (Photo Credits http://www.coscienzeinrete.net)

Abdel Kader Haidara decise dunque di intervenire per preservare la collezione che, conservata principalmente nell’Ahmed Baba Institute e nella Biblioteca Commemorativa Mamma Haidara, egli stesso aveva arricchito con testi antichi e di pregevole fattura.

L’opera letteraria celebra il nobile sentimento che ha animato Abdel Kader Haidara, testimoniando l’impegno appassionato, il carisma e la caparbietà con le quali il bibliotecario si dedicò all’ardua impresa. In virtù del suo coraggio e del suo ingegno, la sua figura rientra a pieno titolo nella lista di quegli uomini che, tramite le loro gesta, si sono resi portavoce di ideali che hanno una valenza universale ed eterna.