Emergenza e conoscenza, a Pompei, sembrano destinate ad accompagnarsi e ripetersi all’infinito. È accaduto nei giorni scorsi, quando – per una semplice coincidenza – durante i lavori necessari ad evitare infiltrazioni d’acqua e il conseguente danneggiamento del patrimonio librario della nuova sede della biblioteca del Parco Archeologico – è stata individuata la tomba di Numerio Agrestino, figura di alto rango nell’esercito di Augusto al tempo delle guerre cantabriche condotte in Spagna tra il 29 e il 19 a.C. per incorporare i territori settentrionali della Penisola Iberica.
In realtà l’emergenza e la ricerca continua negli ultimi sette anni hanno fatto di Pompei soprattutto un meraviglioso, ineguagliabile, laboratorio per la tutela del patrimonio culturale, l’archeologia giudiziaria e la sperimentazione di percorsi verso nuove scoperte. In particolare, nella zona di Civita Giuliana, a nord della città antica, all’esterno delle sue mura, dove erano stati avviati scavi già agli inizi del Novecento. Ricerche ordinate dal marchese Giovanni Imperiali, proprietario dei terreni dove, già allora, era stata individuata una grande residenza, di età imperiale, una Villa Suburbana. Molti anni dopo, a partire dal 2017, sono stati parzialmente riportati alla luce due settori della grande residenza, la pars rustica e la pars nobilis.
Lavori ribattezzati “scavi della legalità” quando, nel 2019, gli interventi sono stati moltiplicati, nell’ambito di un protocollo d’intesa siglato tra la Procura della Repubblica di Torre Annunziata e il Parco archeologico di Pompei. Si è riusciti così a far argine e quindi a bloccare i saccheggi sistematici, condotti per anni da squadre di ladri di reperti. Criminali che, come vie di accesso, usavano buchi praticati nei giardini delle costruzioni abusive, sorte negli anni come funghi (e da lì, poi, partivano i cunicoli verso gli ambienti dell’antica villa). Nel corso degli “scavi della legalità” sono stati ritrovati tantissimi reperti eccezionali (un carro cerimoniale, solo per fare un esempio), recuperate testimonianze di inestimabile valore, come ambienti abitati da schiavi, calchi di attrezzature e suppellettili. Questo lavoro, con nuovi finanziamenti, prosegue ora con un articolato progetto di tutela, ricerca e scoperta, che guarda all’insieme dell’agro pompeiano. Un’area sottoposta, nel tempo, a devastazioni ambientali oltre che archeologiche e dunque tra le più difficili da preservare e tutelare.
Giornalista e scrittore. Dal 1977 alla redazione Napoli e Campania de l’Unità, dal 1980 collabora alla rubrica del Tg2 Dossier, all’Ora di Palermo, settimanali come Epoca, l’Espresso. Nel 1987 al Giornale di Napoli, fino al ‘91 quando approda al Tg2, alla trasmissione “Lezioni di Mafia”- nata da un’idea del giudice Giovanni Falcone -, poi alla cronaca del Tg2, quindi a Mixer e infine al Tg3 dove continua ad occuparsi di cronaca giudiziaria e in particolare grandi organizzazioni criminali e traffici e affari illeciti: di droga, armi, rifiuti tossici, ma soprattutto beni culturali, reperti archeologici. Fin dagli anni 70 racconta saccheggi e devastazione di aree archeologiche e del patrimonio ambientale e culturale, in Rai negli ultimi 24 anni denunciando nelle trasmissioni “Bellitalia” e “Tg3 Fuori Tg”.