Inaugurata al Quirinale la mostra “L’arte di salvare l’arte. Frammenti di storia d’Italia”

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inaugurato nel pomeriggio del 03 maggio scorso al Palazzo del Quirinale la mostra “L’arte di salvare l’arte. Frammenti di storia d’Italia“. La mostra è stata allestita in occasione del 50° anniversario dell’istituzione del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, un reparto specializzato dell’Arma istituito per contrastare i crimini a danno al nostro patrimonio storico artistico.

 

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L’esposizione, curata dal Prof. Francesco Buranelli, raccoglie alcuni dei più significativi beni culturali recuperati dal Comando dei Carabinieri in mezzo secolo di attività investigativa, unitamente a opere restituite al patrimonio artistico nazionale grazie all’azione messa in atto di concerto con il Ministero per i beni e le attività culturali.

Erano presenti all’inaugurazione il Ministro per i Beni e le Attività Culturali, Alberto Bonisoli, il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Giovanni Nistri, e il Comandante del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, Fabrizio Parrulli.

 

Vedi anche i seguenti documenti:

Progetto della mostra

Prefazione catalogo del Prof. Buranelli

 


STORIE INVESTIGATIVE
(testi a cura dell’Ufficio Stampa del Tpc)

 

SOSTEGNO DI MENSA (TRAPEZOPHOROS) CON DUE GRIFI CHE SBRANANO UNA CERVA

I Grifoni di Ascoli Satriano

Autore Arte italica (IV sec. a.C.) Marmo h. 95 cm l. 148 cm
Dati furto Tra il 1976 e il 1978, scavi clandestini, Ascoli Satriano (Foggia)
Dati recupero 2007, Stati Uniti

Nei primi anni Novanta, nell’ambito di un’ampia attività investigativa dei Carabinieri dell’allora Comando Tutela Patrimonio Artistico, si accertò che una società panamense con sede nel porto franco di Ginevra commercializzava numerosi reperti italiani in tutto il mondo. Nel 1995 furono eseguite perquisizioni, unitamente alla polizia svizzera, e furono sequestrati migliaia di reperti archeologici, oltre numerosissime fotografie di altri beni. Tra queste, una polaroid ritraente il Trapezophoros, gruppo scultoreo scavato clandestinamente tra il 1976 e il 1978 da una tomba monumentale di Ascoli Satriano (Foggia). La scultura appariva ridotta in frammenti, ancora sporchi di terra, stipati all’interno del portabagagli di un’autovettura e appoggiati su un quotidiano italiano. L’esame del bollettino di un importante museo californiano permise di riconoscere il bene archeologico, perfettamente ricomposto nella sua forma originale. La prestigiosa scultura venne restituita all’Italia nel 2007, a seguito di un accordo siglato tra il museo e il Ministero per i beni e le attività culturali.

 


TRIADE CAPITOLINA

La Triade Capitolina

Autore Arte romana (fine del II – inizi del III sec. d.C.) Marmo lunense h. 80 – largh. 120 – prof. 60
Dati furto 1992 (scavi clandestini), Guidonia Montecelio (Roma)
Dati recupero 1994, Livigno (Sondrio)

La cosiddetta Triade Capitolina costituisce uno dei recuperi più significativi effettuati dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale. Il gruppo scultoreo raffigurante le divinità tutelari di Roma antica, Giove, Giunone e Minerva, fu rinvenuto nel corso di scavi clandestini condotti da una banda di tombaroli nei pressi di Guidonia Montecelio (Roma) nel 1992. Il reperto fu illecitamente esportato in Svizzera e qui venduto ad un ricettatore, mentre nel frattempo erano già iniziate le indagini dei Carabinieri che avevano raccolto voci ricorrenti nell’ambiente dei trafficanti sul ritrovamento di un’importante scultura marmorea nell’area laziale. Nel 1993 fu così individuato uno dei tombaroli della banda che, messo davanti alle sue responsabilità, fornì una precisa descrizione dell’opera che permise ai Carabinieri di realizzarne una sorta di identikit, poi diffuso nell’ambiente antiquario per ostacolare la vendita del bene. La prosecuzione delle attività investigative consentì anche di individuare tutti i responsabili dello scavo e di sequestrare un frammento in marmo staccatosi dalla scultura durante le operazioni di scavo clandestino. Tale frammento, esibito come prova dai Carabinieri, fu fondamentale per bloccare una trattativa di vendita della Triade Capitolina già in corso tra il ricettatore svizzero in possesso della scultura ed un collezionista americano. Vista l’impossibilità di trovare compratori e la pressione investigativa esercitata dai Carabinieri, il bene venne finalmente rinvenuto nel 1994 abbandonato dai ricettatori vicino al confine svizzero. La Triade Capitolina costituisce oggi uno dei tesori esposti nel Museo Archeologico ‘Rodolfo Lanciani’ a Guidonia Montecelio.


VIBIA SABINA

Vibia Sabina

Autore Arte romana (II sec. d.C.) Marmo h. cm. 204
Dati furto Scavi clandestini, Italia
Dati recupero 2007, Stati Uniti

Grazie a una complessa indagine e alle prove documentali raccolte nell’ambito di una commissione rogatoria internazionale, fu verificato che molti dei reperti illecitamente esportati dall’Italia erano transitati nel porto franco di Ginevra, ove operava una società con sede fiscale a Panama. Nel 1995 i Carabinieri dell’allora Comando Tutela Patrimonio Artistico, durante un controllo svolto con la polizia svizzera nei magazzini di quel porto franco, accertarono che, in alcuni caveau blindati, numerosi oggetti d’arte erano esposti come in un vero e proprio atelier di antichità. Vennero sequestrati, quindi, migliaia di beni di varie tipologie ed epoche, provento di scavi illeciti in aree archeologiche italiane, nonché un considerevole numero di documenti e di fotografie di reperti che, pur non presenti, risultavano essere stati commercializzati. Alcune fotografie ritraevano reperti ‘inediti’, ancora sporchi di terra, con evidenti incrostazioni. L’analisi della documentazione allargava gli orizzonti investigativi e portava le indagini in varie parti del mondo: in Inghilterra, Germania, Francia, Spagna, Giappone, Australia e, in particolare, negli Stati Uniti d’America. Sulla base di accordi internazionali intercorsi tra l’Italia e gli Stati Uniti, i più famosi musei americani restituirono importantissimi reperti archeologici, provento di scavo clandestino e di illecita esportazione. In particolare un museo di Boston fu il primo a restituire volontariamente all’Italia numerosi beni archeologici tra cui la splendida statua raffigurante Vibia Sabina, moglie dell’Imperatore Adriano.


ORIFICERIE CASTELLANI

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Autore Castellani
Dati furto 2013, Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Roma
Dati recupero 2016, Fiumicino (Roma)

La notte del 30 marzo 2013, alcuni ladri a volto coperto si introdussero nel Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma e, dopo aver lanciato dei fumogeni e preso a colpi di ascia alcune vetrine, rubarono 27 gioielli in oro e pietre preziose della Collezione Castellani, dall’ingente valore artistico e commerciale. Ben presto le indagini dei Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale permisero di individuare una facoltosa signora russa che aveva commissionato il furto, poiché desiderava possedere proprio quei gioielli. Nella sua disponibilità vennero rinvenute le fotografie dei beni rubati e anche alcune informazioni sul sistema di sorveglianza del Museo. I malviventi, vista sfumare quella vendita, dovettero cercare altri compratori. Quando i Carabinieri nel marzo del 2016, nell’ambito delle loro ulteriori investigazioni, vennero a sapere che i malviventi avevano organizzato un incontro in un bar di Fiumicino (Roma) per mostrare i gioielli ad un potenziale acquirente, si apprestarono ad intervenire. I ladri però, accortisi di essere stati scoperti, ancor prima di entrare nel bar cercarono di dileguarsi a bordo dell’automobile con la quale erano giunti e, per facilitarsi la fuga, gettarono dal finestrino parte della preziosa refurtiva, prontamente recuperata sul ciglio della strada dai militari che li stavano inseguendo. Grazie alle tracce lasciate dai malviventi e ai numerosi indizi raccolti durante le indagini, i Carabinieri riuscirono poco dopo ad identificarli e recuperare in due differenti momenti la restante parte dei gioielli trafugati.


IL GIARDINIERE

Il giardiniere.jpg

Autore Vincent Van Gogh olio su tela, cm 61 x 50
Dati furto 1998, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma
Dati recupero 1998, Roma

Quanto è accaduto la sera del 19 maggio 1998 alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma potrebbe essere la trama per un avvincente film giallo. Tre uomini, a volto coperto, dopo essersi nascosti all’interno del museo prima della chiusura e aver immobilizzato i custodi notturni, a mano armata, trafugarono tre importanti tele, due di Vincent Van Gogh, Il giardiniere e L’Arlesienne, ed un dipinto di Cèzanne, Le Cabanon de Jourdan. La rapina, per il duro colpo inflitto al patrimonio storico-artistico, fu di forte impatto e suscitò grande preoccupazione sia nell’opinione pubblica sia nelle Istituzioni. L’arte veniva aggredita a mano armata, in un modo violento che lasciava aperta tutte le ipotesi. Carabinieri e Polizia di Stato lavorarono così congiuntamente, coordinati dalla Procura della Repubblica di Roma, e iniziarono a seguire le tradizionali piste investigative, non escludendo quella di una probabile matrice terroristica, senza peraltro trascurare quella della criminalità organizzata. Si pensò anche ad un furto su commissione poiché la notorietà dei dipinti sottratti ne rendeva impossibile una ‘normale’ vendita sul mercato. Dopo pochi giorni la svolta. Minuziosi accertamenti info-investigativi riuscirono ad avvalorare la pista ‘criminale’ così da individuare un’organizzazione operante nel Lazio, in Piemonte e all’estero, dedita a rapine a danno di istituti di credito. Per scongiurare il pericolo che le opere potessero essere distrutte dai malviventi se questi avessero intuito di essere stati individuati, i militari dell’allora Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Artistico e i componenti della Squadra Mobile della Questura di Roma eseguirono numerosi pedinamenti ed intercettazioni telefoniche ed ambientali per oltre due mesi. Nella notte tra il 5 ed il 6 luglio 1998, avuta la certezza del luogo nel quale erano stati nascosti i dipinti, vennero eseguite le perquisizioni nel corso delle quali furono rinvenute e sequestrate, insieme a una mitraglietta, cinque pistole e diversi fucili, le tre importanti opere, una a Torino e due a Roma. Furono così arrestati otto componenti del sodalizio criminale, tra cui anche una dipendente della Galleria che aveva avuto il ruolo di basista.


CRATERE A CALICE A FIGURE ROSSE DI EUPHRONIOS CERAMOGRAFO E EUXITHEOS CERAMISTA. LATO A: LE PERSONIFICAZIONI DI SONNO E MORTE TRASPORTANO IL CORPO DI SARPEDONTE ALLA PRESENZA DI HERMES

 

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Autore Eufronio 515 a. C. ca alt. cm 47,5; diam. cm 55,1
Dati furto Anni Settanta, scavi clandestini, Cerveteri (Roma)
Dati recupero 2008, Stati Uniti

Nel 1973 fu esposto presso un noto museo di New York un cratere a calice a figure rosse del V-IV secolo a.C. firmato dal maestro greco Eufronio. Il prezioso reperto, di provenienza italiana, fu scavato da alcuni tombaroli di Cerveteri in completa clandestinitˆ. La vicenda ebbe inizio nei primi anni Settanta, quando nel comune di Cerveteri fu individuata fortuitamente una tomba etrusca nella zona di Monte Sant’Antonio. Subito dopo il ritrovamento del prezioso vaso, i tombaroli riuscirono a mettersi in contatto con un importante commerciante americano. L’incontro che defin“ la compravendita per un importo di 125 milioni di lire avvenne nell’abitazione di uno dei tombaroli. Il vaso fu quindi trasportato in Svizzera, presso un noto restauratore di Zurigo, al fine di conservarlo temporaneamente in un luogo sicuro, in attesa che fosse predisposta una documentazione fittizia che attestasse una provenienza diversa da quella originaria. Nel frattempo vennero effettuati vari tentativi di vendita dell’oggetto, sia direttamente, presso musei statunitensi, sia attraverso case d’aste, finchŽ un noto studioso americano si propose come intermediario per la vendita al museo di New York. Successivamente, poichŽ nacquero dei dissidi circa la divisione dei proventi, uno dei tombaroli coinvolti, dopo aver appreso dai giornali l’ingente somma spesa dal museo per l’acquisto del cratere, per vendicarsi del ‘torto’ subito, denunci˜ l’accaduto alle Autoritˆ. Le successive indagini iniziate dall’allora Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Artistico consentirono di accertare i fatti e deferire all’Autoritˆ Giudiziaria tutte le persone coinvolte, ma le vicende giudiziarie non permisero il rimpatrio dell’importante bene. Negli anni successivi, per˜, ulteriori risultanze investigative dei Carabinieri, unite ad una nuova sensibilitˆ internazionale promossa da unaccorta politica diplomatica dellItalia e al rinnovato interesse dellopinione pubblica sulle esportazioni illecite di reperti archeologici dalla Penisola, fecero sì che la vicenda, insieme ad altre notizie di acquisizioni troppo disinvolte da parte di musei di tutto il mondo, suscitasse un’eccezionale eco mediatica, tale da indurre la dirigenza del museo newyorkese a rivedere le acquisizioni operate in quegli anni, fornendo collaborazione alle Autorità italiane. In questo contesto si giunse ad un accordo firmato il 21 febbraio 2006 dai vertici del Ministero per i beni e le attività culturali e la Direzione dellimportante museo statunitense, con il conseguente rimpatrio dellimponente cratere.


MADONNA DI SENIGALLIA – PIERO DELLA FRANCESCA

Madonna di Senigallia.jpg

 

Autore Piero della Francesca tempera e olio su tavola cm 62,7 x 51,6
Dati furto 1975, Galleria Nazionale delle Marche, Urbino
Dati recupero 1976, Locarno (Svizzera)

Il 5 febbraio 1975 fu inferto un durissimo colpo al patrimonio culturale nazionale. Ladri professionisti, dopo essersi introdotti nella Pinacoteca di Urbino, si erano impossessati de La muta di Raffaello, della Madonna di Senigallia e della Flagellazione di Piero della Francesca, capolavori della pittura rinascimentale. I Carabinieri dell’allora Nucleo Tutela Patrimonio Artistico, in stretta sinergia con l’Arma territoriale, misero in moto una capillare attività info-investigativa e una serie di accertamenti, riuscendo a individuare le opere in territorio elvetico. Dopo aver simulato una trattativa, fingendosi facoltosi acquirenti, riuscirono a individuare i responsabili della ricettazione, ad arrestare quattro persone, due in Italia, una in Germania e una in Svizzera e a recuperare tutte le opere nella città elvetica di Locarno, il 29 settembre 1976, grazie anche alla preziosa collaborazione della Polizia locale.

 


MADONNA DELLA MISERICORDIA

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Autore Pietro Vannucci detto il Perugino Tempera su Tavola 201 x 147 cm
Dati furto 1987, Pinacoteca Comunale di Bettona (Perugia)
Dati recupero 1991, Jamaica

Nella notte del 27 ottobre 1987, a Bettona (Perugia), dopo aver segato le sbarre di una finestra al primo piano, i ladri entrarono nell’ufficio della segreteria del sindaco e si impossessarono delle chiavi della Pinacoteca Comunale, accedendo cos“ facilmente all’interno della stessa. Da qui, asportarono 29 opere pittoriche di eccezionale interesse storico, fra cui due dipinti di Pietro Vannucci detto il Perugino, una predella del Dono Doni, due dipinti di Giacinto Boccanera e un’opera di Anton Maria Fabrizi, Inoltre furono anche asportate alcune significative sculture. Considerata l’entitˆ dell’evento, si attiv˜ l’allora Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Artistico che intervenne prontamente sul posto con personale specializzato. Dopo quattro mesi di indagini serrate vennero cos“ individuati i quattro autori del clamoroso furto, senza per˜ rinvenire le opere, che nel frattempo erano state trasferite in Jamaica. Le ulteriori indagini permisero di accertare che l’intera refurtiva era con ogni probabilitˆ in possesso di un influente senatore giamaicano, che la deteneva quale garanzia per il pagamento di una partita di droga. La particolare situazione ambientale riscontrata dai Carabinieri durante l’espletamento di una specifica commissione rogatoria internazionale rallent˜ le attivitˆ di polizia giudiziaria, di fatto vanificandole. Ma la situazione mut˜ favorevolmente due anni dopo, con l’avvicendamento delle forze politiche chiamate alla guida del governo giamaicano. Infatti, i successivi accertamenti richiesti dall’Autoritˆ Giudiziaria italiana, eseguiti questa volta senza le difficoltˆ precedentemente riscontrate, consentirono di individuare e perquisire l’abitazione dell’ex senatore coinvolto nelle indagini. Tutte le opere pittoriche asportate dalla Pinacoteca di Bettona vennero cos“ recuperate. Il politico fu tratto in arresto e condannato ad una pena esemplare. Il 7 aprile 1991 le opere poterono finalmente tornare nella Pinacoteca della piccola cittadina umbra.


RILIEVO IN TERRACOTTA RAFFIGURANTE MADONNA COL BAMBINO DI ANDREA DELLA ROBBIA

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Autore Andrea della Robbia Terracotta invetriata, cm 60,5 x 40,5
Dati furto 1971, chiesa di San Giovanni Battista di Scansano (GR)
Dati recupero 2019, Canada

Il 9 agosto del 1971 dalla chiesa di San Giovanni Battista di Scansano (GR) fu asportato l’importante rilievo in terracotta raffigurante Madonna col Bambino di Andrea della Robbia. I Carabinieri dell’allora Nucleo Tutela Patrimonio Artistico, costituito appena due anni prima, acquisirono una fotografia in bianco e nero dell’opera e, mentre avviavano le relative indagini, inserirono l’immagine nel primo Bollettino delle ricerche per promuoverne in Italia ed all’estero la sua diffusione. Negli anni ’80 i dati foto-descrittivi dell’opera furono poi inseriti nell’appena istituita Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti, così da consentire la comparazione di questo bene, come di altre migliaia di opere da ricercare, nel corso dei controlli compiuti dai carabinieri. In effetti nel 2013 si accertò che il rilievo robbiano era stato posto all’incanto presso una nota casa d’aste a Londra. Le successive indagini consentirono di individuare l’opera che, attraverso alcuni passaggi, era stata acquistata in buona fede da un collezionista canadese. I contatti intrapresi direttamente dal Comando con il collezionista, in sinergia con personale dell’Ambasciata italiana in Canada e di concerto con l’Autorità Giudiziaria italiana che nel frattempo aveva richiesto la confisca dell’opera, convinsero il possessore sulla necessità etica di restituirla. L’importante bassorilievo è stato pertanto rimpatriato all’inizio di aprile 2019, dopo quasi quarantotto anni dal suo furto.

 

Giorni di apertura:

Dal 5 maggio al 14 luglio 2019 nei giorni di martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica. Orario: dalle ore 10.00 alle 16.00 (ultimo ingresso ore 15.00).

Giorni di chiusura:

– Lunedì e giovedì. La mostra sarà chiusa anche dal 31 maggio al 2 giugno 2019.

L’accesso alla mostra non comprende la visita al Palazzo del Quirinale ed è gratuita, previa prenotazione obbligatoria al costo di € 1,50.

Occorre prenotarsi con le seguenti modalità: on line sul sito http://palazzo.quirinale.it, tramite Call Center, tel. 06 39.96.75.57, o presso l’Infopoint, salita di Montecavallo 15.